
Preghiera al Crocifisso di San Damiano
Altissimo, glorioso Dio
illumina le tenebre de lo core mio.
E damme fede dritta,
speranza certa e caritade perfetta,
senno e cognoscemento, Signore,
che faccia lo tuo santo e verace comandamento.
(FF 276)
La preghiera è l'ingrediente basilare delle nostre giornate. Non solo perché ogni giorno al mattino e alla sera ci ritroviamo insieme per un tempo prolungato di preghiera comunitaria; ma soprattutto perché cerchiamo - con i nostri limiti e la nostra piccolezza - di vivere sempre alla presenza di Dio, nell'ascolto cordiale della sua Parola di vita. Gli spazi del convento, gli orari della giornata, il lavoro e il servizio... tutto può essere un rimando al primato che sempre vogliamo riconoscere a Dio.
Fu suo desiderio costante e vigile premura mantenere tra i figli il vincolo dell'unità,
in modo che vivessero concordi nel grembo di una sola madre quelli che erano stati
attratti dallo stesso spirito e generati dallo stesso padre. Voleva che si fondessero
maggiori e minori, che i dotti si legassero con affetto fraterno ai semplici, che i
religiosi pur lontani tra loro si sentissero uniti dal cemento dell'amore.
(FF777)
Oltre alla preghiera, la nostra giornata è scandita dalla vita fraterna: il pasto condiviso, il capitolo conventuale luogo di confronto e di crescita insieme, il lavoro e il servizio pastorale portati avanti come fraternità e non da individui. La vita di comunione con i fratelli è un dono e una sfida. Naturalmente essa richiede scelte non sempre facili o scontate: condividere le decisioni e le risorse (umane ed economiche), accogliersi continuamente pur nelle diversità di carattere e attitudini, custodirsi reciprocamente. Tuttavia la vita fraterna ci educa quotidianamente a riconoscere in ogni gesto semplice la benedizione di Dio.


Ed erano casti abbracci, delicati sentimenti, santi baci, dolci colloqui, sorrisi
modesti, aspetto lieto, occhio semplice, animo umile, parlare cortese, risposte
gentili, piena unanimità nel loro ideale, pronto ossequio e instancabile
reciproco servizio».
(FF 387)
Il confronto reciproco è l'ingrediente basilare della vita fraterna. Questo avviene non solo tra frati, ma anche con le suore che condividono la nostra stessa scelta di vita, e con i tanti amici laici che camminano insieme a noi e collaborano alle attività del santuario. Significa sempre cercare di uscire da se stessi per aprirsi al dono e al mistero che l'altro è. Qui facciamo esperienza di tutta la nostra fragilità. Ma il nostro stile di vita, caratterizzato dalle promesse evangeliche di obbedienza, povertà e castità, ci custodisce e ci educa in questa conversione continua.
1 Quei frati ai quali il Signore ha concesso la grazia di lavorare, lavorino con
fedeltà e con devozione 2 così che, allontanato l’ozio, nemico dell’anima, non
spengano.
(Cfr. 1Ts 5,19)
lo spirito della santa orazione e devozione, al quale
devono servire tutte le altre cose temporaIi.
(FF 88)
Francesco ha voluto che i suoi frati lavorassero con le proprie mani, perché potessero condividere e comprendere la vita della gente. La dimensione del lavoro per noi si realizza non solo nel servizio apostolico (che occupa molto del nostro tempo: l'ascolto, l'annuncio, la cura pastorale delle persone, la gestione degli spazi complessi che ci sono stati affidati), ma anche nel lavoro semplice e umile tipico di ogni casa o in altre attività esterne che ci vengono affidate. Una porzione del nostro lavoro è retribuita, ma svolgiamo la maggior parte di esso come servizio gratuito. Questo ci permette di sostenerci con la fatica delle nostre mani e - al contempo - di restare aperti alla provvidenza che non ci fa mai mancare ciò di cui abbiamo bisogno.


"Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo e annunciate agli uomini la pace e
la penitenza in remissione dei peccati; e siate pazienti nelle persecuzioni, sicuri che il Signore
adempirà il suo disegno e manterrà le sue promesse. Rispondete con umiltà a chi vi interroga,
benedite chi vi perseguita, ringraziate chi vi ingiuria e vi calunnia, perché in cambio ci viene
preparato il regno eterno".
(FF 366)
Mettersi a servizio del Regno di Dio per noi significa anzitutto custodire, accompagnare e favorire il cammino di fede delle persone che ci sono state affidate. Le tante attività che organizziamo per giovani, bambini e adulti, oltre al tanto tempo che investiamo nell'annuncio della Parola di Dio e nell'ascolto o nell'incontro con le persone, sono il nostro modo di metterci a servizio del desiderio che Dio nutre sul mondo: che cresca la comunione con lui e tra noi. E nell'aiutare le persone a progredire nella fede, noi stessi riceviamo forza e testimonianza per continuare a camminare!
Infatti la santa povertà, che portavano con sé come sola provvista, li rendeva pronti ad ogni
obbedienza, robusti alle fatiche e disponibili a partire. E siccome non avevano niente di terreno, a
niente attaccavano il cuore e niente temevano di perdere. Si sentivano sicuri dappertutto, non
turbati da nessuna preoccupazione o ansietà: gente che, senza affanni, aspettava il domani e un
rifugio per la sera.
(FF 1075)
Andare, uscire, partire... Questi verbi sono connaturali alla vita francescana. Non solo perché castità, povertà e obbedienza sono una continua palestra per imparare ad uscire da se stessi; ma anche perché siamo chiamati ad appassionarci e spenderci totalmente per la realtà in cui viviamo, sapendo però che dovremo partire. La nostra regola di vita richiede infatti che ogni 4 anni siamo pronti ad abbracciare altri servizi in altri luoghi. Questo comporta la sofferenza del distacco e della precarietà, ma custodisce la nostra vita spirituale. Lasciare significa infatti ricordarsi che solo Dio non passa ed è lui che vogliamo sempre tornare a mettere al centro.

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Frati Minori Conventuali del Nord Italia
Se vuoi sapere qualcosa in più su come si "diventa frati": Vocazione francescana
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